La tradizione delle “bottiglie” di pomodori è sempre più rara da vedersi, probabilmente tra non moltissimo tempo scomparirà dai nostri costumi, sia per i costi sempre più bassi  delle conserve industriali pronte in barattolo, sia per la sempre minore disponibilità delle giovani famiglie ad affrontare il “faticoso impegno” della conserva artigianale. Una tradizione  che fino a non molti anni fa era un appuntamento fisso di ogni fine estate per tantissimi angresi e non solo.

Quello delle “butteglie” era un vero e proprio rito, un incontro non solo per le  famiglie di contadini, ma per ogni categoria sociale. Sveglia all’alba per la raccolta (o l’acquisto), poi la selezione, il lavaggio e la preparazione del passato con l’aggiunta di alcune foglie di basilico (elemento indispensabile per aromatizzare la conserva), e a seguire  l’imbottigliamento con l’aggiunta spesso di qualche pomodoro a fette (‘a pacchetelle) , e poi il delicato compito della tappatura affidato alle mani più esperte.

Un lavoro lungo che terminava con la cottura delle bottiglie in grossi bidoni adagiati su trespoli in ferro. Infatti terminata la lavorazione, mentre le donne provvedevano alla pulizia, gli uomini allestivano l’area destinata alla  cottura  delle  bottiglie  di  pomodoro (quasi  sempre  uno  spazio all’aperto); sul fondo dei capienti bidoni veniva sistemata una grossa “pezza di sacco” (per dare una cottura meno aggressiva alle bottiglie), le bottiglie erano adagiate in modo sapiente, terminata questa operazione i bidoni venivano riempiti di acqua e coperti con altre “pezze di sacco” (affinché venisse raggiunta più velocemente ed in modo duratura la temperatura di ebollizione);

Avvolti dal profumo del pomodoro, fatica e sudore, in una “cerimonia” che coinvolgeva l’intera famiglia, dai bimbi agli anziani.

Per molti questi oggi sono solo ricordi d’infanzia che difficilmente torneranno, ricordi di un bambino felice di partecipare alle attività di famiglia e di sentirsi utile, felice di giocare con le mani in acqua per lavare i pomodori , ricordi di “patate e spighe abbrustoliti” nella cenere.

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